Diari boliviani
l'esperienza di Giovanna

per un mese "gomito a gomito" con multiculturalità africane e latinoamericane...
una nostra comune amica ci racconta la sua vita da volontaria in Bolivia.

lunedì, luglio 23, 2007

Ancora Tujsuma!

Martes, 5 de junio, 2007

Silenzioso il passo di chi va a cercare esilenzioso il credo dell’amore … … hocamminato ed ho sudato forte, tanto datremare … … poi ho recuperato il fiato …… ho sentito in me coraggio e ho continuato … …Biagio Antonacci – "C’è silenzio"


… … Ancora Tujsuma !
Settimana di scuola corta. Oggi i professori che insegnano al campo scendono in città per
riscuotere lo stipendio e quindi la scuola riprenderà lunedì.
In questi giorni di vacanza mi piacerebbe tornare a Tujsuma ma il cammino è lungo ed a tratti si
perde. Decido comunque di ritornare e P. Luciano mi consiglia di fare il cammino insieme a Giancarla, Edgar, Edwin e Martin, alcuni ragazzi/e (dai 10 ai 15 anni) che vivono ad Abra (un pueblo a un’ora circa di cammino da Tujsuma) e che ogni domenica mattina scendono ad Arque e si fermano da noi all’Internado per poter frequentare la scuola. Così ho deciso: li aspetto e, terminata la scuola, partiamo.
Mi spaventa il sole ed il caldo de la tarde; zaino leggero, qualche mandarino e del cioccolato da
compartir.

Ci aspettano 4 ore di cammino. Appuntamento con le Suore ad Abra per le 05.30/06.00
de la tarde.
Mi piace stare insieme ai ragazzi e dimostrare la mia amicizia e vicinanza anche così, insieme lungo la "strada" verso casa.
Attraversiamo il Rio tenendoci per mano: siamo in 8 più un perrito (cane) che guada con noi, poi la corrente lo trascina giù giù lontano, ma ogni volta fortunatamente guadagna sempre la riva opposta ed in un attimo ci raggiunge.
Lasciamo il Rio e salutiamo i bimbi che hanno camminato con noi; le strade si dividono: noi a Tujsuma e altri ragazzi verso le loro case in altre Comunità. Giancarla nel nostro andar mi chiede più volte se quiero descansar (desidero riposarmi); è molto attenta e premurosa. Le dico di fermarsi più avanti, di decidere lei dove e quando; mi offre del pacai (è un frutto verde tipo banana con dentro dei semi neri ricoperti da una membrana succosa e dissetante) … … io le dico che ho mandarini e cioccolato da condividere. Saliamo, saliamo, solo sassi, sole e fatica.
Mi parla della sua casa e degli animali: il toro, le pecore, le capre; dovrà curare le capre, raccogliere legna, lavare i vestiti, fare i compiti … …
Vedo delle piramidi d’oro; lei mi spiega che è avena, e viene posta così per non farla bruciare dal
sole; solo l’avena più esterna è gialla mentre i fasci più interni rimangono più protetti dai raggi e
quindi un po’ più verdi e di migliore qualità come mangime per gli animali.


Mi parla della semina (a ottobre) del terreno, che deve poi riposare; conosce i ritmi della natura; ha un legame molto bello con la terra, gli animali, … … la stessa competenza e conoscenza che un bimbo nostro ha per i videogiochi ed il computer.
Continuiamo a salire. E’ curiosa, mi chiede com’è il cioccolato, se è largo o corto, se l’ho comprato in Italia, se lo vende la tienda e quanti boliviani ho speso per acquistarlo. OK, le domande evidenti mi fanno capire che è tempo di fermarsi a riposare e condividere il mitico cioccolato. C’è anche Edgar e Edwin. Edgar mi indica la casa dei suoi nonni, lui andrà lì ad aiutare a raccogliere il trigo.
"Por aquì, por aquì", mi dicono i ragazzi indicandomi il cammino. Giancarla si ferma e dice: "aquì hay agua "… … Non capisco, sono perplessa, è così tutto secco, … … non mi resta che guardare e seguire i movimenti sicuri di chi qui vive e conosce tutti i segreti lungo il cammino. La bimba solleva una
pietra; sotto c’è la canna dell’acqua; toglie nel medio una spina (sono spine di cespugli, sono grandi e dure da tanto da poter bucare la gomma del Toyota) e la pressione fa uscire l’acqua con un getto a mo di doccia … … Impossibile non resistere all’immediato refrigerio, … … tutti pronti a rinfrescarci.
Saliamo ancora, dobbiamo raggiungere i 3.800 mt., Giancarla mi indica la sua casa, … … lei ripartirà domenica mattina lungo lo stesso sentiero e venerdì pomeriggio puntuale passerà ancora di qui per tornare a casa e riscendere domenica. Quante ore di cammino, quanti passi, quanta fatica e sacrifici vivono questi bimbi per andare a scuola … … Penso ai nostri bambini, accompagnati in macchina fino all’entrata della scuola, avvolti in mille strati di vestiti ai primi freddi e gonfiati dagli zuccheri delle merendine più sfiziose, con cartella e corredo nuovo in linea con la moda ad ogni inizio di nuovo anno, … … A volte non so se è meglio qui con tutta la precarietà e la semplicità del vivere la giornata, o lì da voi, con tante sicurezze e comodità che a volte distraggono dal valore vero delle cose, dove tutto sembra dovuto e le parole "fatica" e "sacrificio" per i più giovani sono di difficile comprensione.
Non lo so, a volte non basta fermarmi a guardare il cielo stellato unico di Bolivia e perdermi nella
bellezza dei paesaggi per trovare le risposte ai tanti perché, le domande rimangono … … forse più preoccupante sarebbe NON averne.
Arrivo ad Abra alle 05.30 de la tarde; ci sono Hermana Giovanna e Angela ad aspettarmi; saluto e ringrazio Martin con il quale ho condiviso l’ultimo tratto di cammino … … Ogni fatica scompare, mi fermerò a Tujsuma alcuni giorni … … la gioia è con me!

In cammino...

Arque, 15 mayo 2007

Moto Trial ALP Beta 250. Sveglia presto e partenza alle 06.20 per la Comunità di Tujsumaprendendo il cammino del Rio e non la strada alta che richiederebbe quattro ore di auto.Il cielo è azzurrissimo. Il mio abbigliamento a strati non riesce a sconfiggere il freddo pungente.Subito il Rio, il Padre lo attraversa solo in moto, poi lascia la moto e viene di qua dalla riva a prendermi e mi aiuta ad attraversarlo. Sempre le solite regole: non guardare l’acqua (è impetuosa e marrone … … fa paura!) e tagliare in orizzontale con le spalle a monte. L’acqua mi arriva fino a metàgamba; sono 4 i punti del Rio da attraversare e fra una bagnata e l’altra, via si riparte in moto. Sono un ghiacciolo i piedi (porto i sandali per comodità), non rispondono … sono quei momenti in cui pensi: chi me lo ha fatto fare … … a quest’ora sarei con i ragazzi dell’internado e il buon giorno meno traumatico e più caloroso di quello che sto vivendo.

Alé, alé, ultimo guado; lasciamo il Rio ed iniziamo a salire. Grazie alla mia statura, ho un margine di alcuni centimetri sopra la testa di P. Luciano; anche stando seduta dietro riesco a vedere el caminoche non c’è … … e ciò che c’è e che mi aspetta. Ad oggi la ruspa non è ancora passata a sistemare il cammino ed il sentiero è veramente brutto … …Dopo solo un’ora di moto non riusciamo più a salire, lasciamo la moto vicino ad un albero, stacchiamo la candela, zaino in spalla e via.

Vediamo il sentiero in alto però non sappiamo dove si prende e decidiamo di tagliare il canalone salendo lungo la massamora (detrite) ormai asciutta che i vari canali di scolo dell’acqua, durante il periodo delle piogge, hanno trascinato a valle nel Rio.Da brava montanara so che non si deve fare così; salire in verticale su un terreno così mi spezza le gambe … … però ho fiducia e seguo fedelmente l’apripista, cioè P. Luciano.Ad oggi il cammino doveva già essere sistemato, ma il protrarsi delle piogge e la stagione pazza per effetto del niño hanno ritardato i tempi. Finalmente ecco il sentiero; incontriamo alcuni minatori che lavorano nelle miniere di stagno; ci fermiamo e parliamo un po’; sono organizzati in cooperative,dicono che c’è lavoro perché il prezzo dello stagno è salito dallo storico di 4 $ a 6 $.Superiamo la Comunità di Abra, manca solo un’ora di cammino a Tujsuma, siamo già in quota (3.700 mt) e come si dice in gergo montanaro, ora è solo avvicinamento. Si è alzato il vento; prendiamo unsentiero che non c’è … … si vede giù in basso, ma come facciamo a raggiungerlo ? Scendiamo lungouna pietraia ripida ripida, non c’è neppure la cacca delle capre, segno che ci stiamo proprio inventando il cammino.

Nessuno passa di qui! Solo i due “storditi” che cercano di raggiungere il sentiero più in basso.Arriviamo a Tujsuma a mezzogiorno; alcuni campesinos avvisano le suorette dicendo che sono arrivati 2 caballeros. Pranziamo insieme e poi celebriamo la S. Messa.Le fatiche, il lavoro, la stanchezza, le gioie, gli insuccessi dei primi discepoli nell’annuncio della Parola, penso che siano un po’ anche i nostri. Le fatiche, le distanze da coprire, il condividere con la gente, non tutto è così immediato e facile.


Parlando con P. Luciano ci siamo chiesti cos’è che ci spinge ad andare, cercare un cammino … … che non c’è … … salire lungo canaloni e scendere per pietraie cercando un sentiero, cos’è che ci spinge al sacrificio di vivere disagi, ore di cammino in quota con il sole che picchia ed il vento che ti “ubriaca” ? Cos’è che ci muove dentro? Non lo so sinceramente, non ho una risposta unica e precisa, però so che qualcosa c’è, altrimenti non sarei neppur qui in quel della Bolivia. P. Luciano, da bravo prete e uomo di fede più di me, è convinto: è lo Spirito de Dios che ci guida e ci orienta, è la gioia nel condividere la Parola e la convinzione che è Palabra de Dios, … … e nelle fatiche poi prevale sempre un senso di pace e serenità, irrompe la felicità, il dono della gioia, la stessa che abbiamo provato al ritorno prendendo la moto e correndolungo la strada di sabbia che affianca il Rio, la stessa gioia che ogni sera, nonostante la stanchezza, mi fa dire ancora una volta GRAZIE !


Vi abbraccio
ciao
Joe