Diari boliviani
l'esperienza di Giovanna

per un mese "gomito a gomito" con multiculturalità africane e latinoamericane...
una nostra comune amica ci racconta la sua vita da volontaria in Bolivia.

martedì, novembre 02, 2004

Articolo di giornale: le esperienze di Nuccio

Pubblichiamo qui un articolo tratto da Avvenire di alcuni anni fa, (giovedì 23 maggio 1991 - articolo di Roberto Beretta) in cui è protagonista il nostro vicepresidente Nuccio Cacopardo.





Lisa e Nuccio, ovvero le ferie missionarie di due giovani in Kenya

LA NOSTRA AFRICA


Esperienze con "Africa Oggi": ogni anno 120 giovani offrono con passione la loro opera nei campi missionari del Terzo Mondo.

Nuccio ha 37 anni. Milanese, disegnatore elettronico a Peschiera Borromeo, figlio unico e celibe. Lisa invece, laureata in chimica farmaceutica, abitazione a Vimercate e lavoro da ricercatrice di laboratorio, è una biondina trentenne. Passeranno le loro ferie in Kenya: lui a Sololo,a riparare gli impianti elettrici dell'ospedale; lei a Mutuati, a verniciare una chiesa di missione.
Non è l'ultima trovata di qualche Francorosso per vacanze esclusive a vantaggio di single abbienti ed annoiati; l'«agenzia di viaggio» stavolta è l'associazione di volontari ed il «tutto compreso» in realtà comprende anche un bel mucchio di sudore, calli alle mani e rigoroso autofinanziamento; altro che dépliant di lucidi miraggi e cartoline a tutto sole... Lisa e Nuccio fanno parte di «Africa Oggi»: 120 ragazzi che anche quest'anno irrideranno le «sacre» ferie da 15 «campi di lavoro» in Tanzania, Zambia, Zaire, Kenya, Malawi, Ghana, Colombia ed Argentina.

Parliamo pure di «vacanze», allora, ma per favore con molte, molte virgolette attorno: dar del turista a questi giovani sarebbe assai più che un errore: un'ingiustizia. «Africa Oggi», fondata nel 1978 dal pensionato milanese Adriano Zanini che aveva di persona sperimentato la bontà di questi «campi missionari estivi», è una cosa molto seria: in poco più di 10 anni ha spedito nel terzo mondo quasi mille volontari e di suo ha finanziato microrealizzazioni di ponti, scuole, piccole chiese, campanili, casette, dispensari - per oltre mezzo miliardo..

Come dire: c'è chi si ferma a Malindi, mare ferrarelle e sabbia méditerranée, e chi del Kenya preferisce un assaggio più vero. o no?
«Per carità. L'ultima cosa che vorremmo è passare per vacanzieri... Già troppi ci accusano di turismo a spese dei missionari. Certo: 4, 5 settimane non bastano a capire una cultura e ad immergersi in contesti tanto particolari; ma noi cerchiamo di prepararci al meglio, con incontri mensili da novembre a giugno, e poi non pretendiamo certo di fare il veni vidi vici dell'Africa nera. Quel mese per la maggior parte di noi si tramuta in una carica che ci accompagna in Italia, dove siamo attivi nel volontariato, nelle parrocchie, nei movimenti; e in missione siamo il ricordo di un gruppo d'europei che non sono i soliti turisti in bermuda. È già qualcosa».

Nuccio racconta: ragazzo d'oratorio, a 30 anni e dopo una vita di classiche vacanze con gli amici, tira fuori il sogno di cavalcare a pelle il «terzo mondo».
Gli organismi di volontariato però richiedono un minimo di 2 anni di presenza e in ditta per un' aspettativa non ci sentono proprio. «Ho letto allora di "Africa Oggi" e della sua proposta di campi mensili. Ho telefonato, ho cominciato a partecipare agli incontri di preparazione. Come uno scolaretto: notes e matita per gli appunti. Ai corsi partecipano dai 150 ai 200 giovani l'anno, età media sui 25, provenienti in genere da Lombardia, Veneto e Piemonte; in pochi si conoscono, ma capita poi che l'esperienza sul campo cementi amicizie solidissime».

«Intorno a marzo si formano i gruppi (di solito 6-8 persone, ragazzi e ragazze) e si comincia a parlare di destinazioni: a me la prima volta è toccato il Madagascar. A casa ho tirato fuori l'atlante per mostrare ai miei dove sarei andato a finire e, sia pure per un mese: beh, mia madre è filata in cucina a piangere, mio padre borbottava che con quella mia testa avrei finito per lasciarli a Milano e restare laggiù per sempre».

«Africa Oggi» ha regole ferree: ogni volontario è tenuto a pagarsi il viaggio ed a collaborare all'autofinanziamento del progetto (quest'anno la cifra è di 7 milioni per ogni campo, raccolti attraverso vendite, spettacoli, mostre o lotterie); alloggio e vitto sono invece a carico della missione ospitante, anche se poi tutti partono stracarichi di generi alimentari «di emergenza». Giunti sul posto, è tassativo mettersi alle dipendenze della manodopera locale: Come semplice manovalanza - sottolinea Lisa. Tra l'altro pochissimi di noi sono competenti nel lavoro da svolgere ed il campo serve soprattutto per una conoscenza "dal vivo"

«Alla partenza - ricorda Nuccio - avevo addosso un'angoscia terribile: in qualche modo rinunciavo al "bar dell'angolo" e non sapevo bene a cosa andassi incontro. Ad Ijely, 250 km dalla capitale malgascia, ci toccò costruire una scuoletta per la comunità agricola locale. Si lavorava ferocemente, tutte le ore di luce; anche le ragazze a rigirar la malta. La domenica il missionario ci portava nei villaggi dove lo aspettavano per la Messa. Sono tornato in Italia veramente spremuto (dopo due giorni avrei ricominciato la routine in ufficio), ma anche entusiasta; ancor oggi con i missionari e la gente conosciuta laggiù ci scriviamo».

Era il 1986. Da quell'estate Nuccio non ha perso un colpo: un altro giro in Madagascar e poi il Kenya, tre anni di ma. L'Africa di Lisa è invece più recente: l'anno scorso, prima esperienza, è capitata a N'gurunit (Kenya), una missione giovane e «secondaria» retta da due sacerdoti e quattro suore provenienti dall'India. Si dorme nelle capanne, come la gente del posto, senz'acqua corrente né luce; per mangiare, la pasta portata da casa e la meravigliosa frutta tropicale. In 7 tirano su un asilo facendo- si da sé persino i mattoni, sotto la direzione di 3 capomastri locali; le ragazze portano l'acqua dal pozzo con secchi e carriole. «Proprio come le donne africane. Non era la missione dei filmini, questo è sicuro. Quando la racconto ai colleghi di lavoro, mi chiedono se sono diventata matta; ma poi - sotto sotto - tutti hanno voluto sapere, tutti sono interessati. La nostra piccola esperienza -qui,- è come una puntura di zanzara: attira l'attenzione, suscita domande».

«il ricordo più bello? Avevamo qualche attrezzo con noi: la corda, il fazzoletto per giocare a "bandiera". Ogni pomeriggio andavamo al villaggio a intrattenere i più piccoli. Una specie di "oratorio estivo" che - in quella tribù nella quale erano assolutamente sconosciuti i giochi di gruppo - ebbe un successo incredibile: i bambini stessi venivano a cercarci quando tardavamo ed era commovente sentirli cantare il girotondo in italiano. Sì, le ferie "normali" mi mancano un po'; ma l' Africa mi dà molto di più».