Missione de Arque - Bolivia, Novembre 2006
Hola, come state ?
Io sto bene; pomeriggio ho un po’ di tempo libero perché i ragazzi hanno terminato la scuola in quanto i maestri domani devono scendere in città per ritirare lo stipendio, … Quindi fino a lunedì niente scuola ed anche l’internado è chiuso, … Dunque eccomi qui con carta e penna, pronta a darvi qualche notizia: come sto, com’è la vita qui, cosa combino di bello, …
La mia famiglia qui nella missione di Arque è formata da cinque persone: Laura, Padre Luciano, Hermana Giovanna, Hermana Angela, io e… 109 niňos!
In famiglia siamo tutti giovani di età compresa fra i 33 anni ed i 40, per cui anche il “clima” è bello: si ride, si scherza, … E si lavora bene e tanto insieme! Laura è una ragazza italiana che da sempre (ormai 8 anni) affianca Padre Luciano, poi c’è lui, il “boss”, si fa per dire, perché è sempre molto calmo e disponibile; poi le due suorette Giovanna ed Angela, giovanissime (in missione qui in Bolivia da 6 mesi), e poi eccomi qui, arrivo io come new entry.
La Comunità di Arque, anche se piccola (200 abitanti), mi ha subito accolto con affetto; la gente è molto gentile, i bimbi più curiosi si fermano a parlare, conoscono già il mio nome; … peccato che vedendomi lavorare con le suore ed abitare in Missione, quando mi chiamano e mi salutano mi dicono sempre Buenos dias Hermanita Giovanna … Ho spiegato che non sono una suora, ma ormai per loro è così!
La nostra casa è nel centro (?) di Arque ed anche noi abbiamo abbracciato uno stile di vita sobrio ed essenziale; la Comunità è molto povera (Arque è il Comune più povero della povera Bolivia); il problema grande è la mancanza di acqua, c’è solo qualche ora al mattino e se per noi qui a casa la situazione non è comoda, figuriamoci per la gente che vive nelle Comunità più lontane ed isolate.
Con Padre Luciano ho avuto modo di visitarne alcune lassù in quota, Comunità che distano ore di strada sterrata da Arque, ma nonostante la distanza dal Comune, anche qui è attiva una scuola e durante la nostra visita portiamo anche aiuti alimentari (sacchi di zucchero e cereali) che servono per integrare l’alimentazione dei bimbi. Più saliamo in quota, più i bimbi hanno le guance arse dal sole, il viso tagliato dal vento, gli occhi rossi, e un continuo tossire (la notte il termometro scende anche sotto lo zero e l’escursione giorno/notte è notevole) …
Al nostro passare con la jeep corrono al margine della strada, alcuni li vediamo all’ultimo momento, fermiamo l’auto e chiediamo perché non sono a scuola, … eh già, la scuola… qui le priorità sono altre: lavorare la terra, raccogliere legna, accudire i fratellini, … sì, bambini così piccoli e cresciuti troppo in fretta che devono curare il fratellino, tenuto sulla schiena avvolto nell’aguajo, e contemporaneamente seguire la capretta o qualche pecora lungo cammini stretti che appena si intravedono lungo i pendii scoscesi.
Tante le domande; penso quale potrà essere il loro futuro, non mi sforzo di trovare le risposte, … è il tempo di guardare, incontrare, imparare, osservare, … …
Quando non sono impegnata nelle visite alle Comunità, la mia giornata è abbastanza piena. Sveglia sempre all’alba perché alle 07.00 abbiamo un momento di incontro/preghiera in Comunità, e poi via, iniziano tutti i vari lavori, alcuni ripetitivi ma essenziali per la gestione della casa: riempire i bidoni con l’acqua (c’è solo qualche ora al mattino) che serve per cucinare, lavare, per i bimbi dell’internado (la doccia ? È un miraggio, qui ci si lava a pezzi!), poi bisogna scendere nell’orto a raccogliere la verdura, e per ultimo ma non meno importante, anzi!, è l’incontro con la gente. Tante le persone che si rivolgono alla missione per ottenere i certificati; essendo prevalentemente campesinos, in parrocchia non abbiamo stabilito degli orari di ricevimento, per cui c’è sempre gente; sono in cammino e non ci sembra corretto fissare degli orari e schemi rigidi; … chiedono in maggioranza il certificato di battesimo, grazie al quale poi in città possono richiedere il documento di identità, e quindi essere “persona registrata” e far valere i propri diritti.
Tra un lavoretto e l’altro e l’incontro con la gente, eccoci già nel pomeriggio; è il tempo di raggiungere i ragazzi dell’internado. L’internado è una struttura gestita dalla Missione e permette di garantire vitto ed alloggio a 109 ragazzi che si fermano dalla domenica sera al venerdì pomeriggio, ed escono ogni mattina per frequentare la scuola pubblica di Arque. Sono ragazzi campesinos che vivono nelle Comunità, a 4/5 ore di cammino; la presenza dell’internado permette loro di frequentare la scuola senza dover rientrare a casa la sera.
L’internado è una grande famiglia; tutti i ragazzi, per fasce di età, partecipano alla gestione della casa.
I costi dell’intera gestione sono a carico della Missione, anche se mensilmente riceviamo aiuti economici dalla Prefettura di Cochabamba; ad ogni famiglia che chiede l’iscrizione di un bimbo all’internado chiediamo mensilmente circa 8 kg di patate ed una fascina di legna in quanto i forni della cucina sono alimentati a legna.
I ragazzi provengono da Comunità molto povere e all’internado possono beneficiare di due pasti + merenda + colazione e del supporto di due infermiere (le suorette).
… dal diario. Pomeriggio inizia la mia presenza all’internado. Questa mattina ho visitato la struttura (i bimbi sono a scuola); tutto è così silenzioso, apparentemente “fermo”; tanti sono i segni della presenza dei bimbi: palloni, giochi, vestiti stesi al sole, tutto è così immobile, anche Vodka (il cane mascotte) dorme, sa che a breve arriverà “l’armata”… , la carica dei 109, … meglio approfittare e godere le ultime ore di riposo.
È primo pomeriggio, ora devo salire all’internado; sarà la quota, il sole, i 150 metri di salita che separano la Missione dal collegio, … sento che il cuore batte forte. Percorro la salita lungo il muro di cinta in cerca di ombra e già da fuori sento il vociare dei bambini. Supero il portone, entro, ormai è fatta, ho la sensazione di trovarmi dentro ad un flipper; bambini che corrono con tazze fra le mani, chi trascina un secchio pieno di gajos, chi corre verso la cucina con fascine di legna, chi si “allunga” nei bidoni dell’acqua per “scroccare” l’ultimo bicchiere di refresco, chi si rincorre, chi fa a botte, … e Vodka è immobile (l’unica presenza ferma!) all’ombra, … forse lui è acostumbrado! Qualche bambino già mi conosce, con i maschietti è più facile fermarsi a parlare, le bambine sono più timide, più chiuse, mi evitano.
Su 109 ragazzi abbiamo solo 21 bambine; ciò fa molto pensare come ancora le ragazze, soprattutto nelle Comunità di campesinos, non abbiano gli stessi privilegi dei maschietti (frequentare l’internado, andare a scuola, …).
I maschietti mi fanno tantissime domande, troppo forti! A volte mi viene da ridere, ma mi sforzo e rimango seria; … mi chiedono perché ho gli occhi verdi e non cafè, se dall’Italia sono arrivata con la flota (è il loro pullman che fa servizio nelle varie Comunità e collega Arque alla città), o se sono arrivata con el barco, se in Italia ci sono i campesinos e se parlano il chequa, se posso cantare l’inno nazionale, se so ballare, chi è il libertador dell’Italia, perché ho le mani così grandi e i capelli così corti, quanto tempo mi fermerò da loro, che ore sono in Italia, come si dice Miguel, Lucas, Francisco, Simon, Evo… in italiano, AIUTO! Primo passo, vado nel locale biblioteca dell’internado e prendo un atlante e mostro loro dov’è l’Italia; spiego che la distanza è notevole e che per arrivare in Bolivia ho dovuto prendere l’avion, e olè… altre domande: se si sta in piedi, se ci si può sdraiare, se c’è l’acqua, se si può mangiare sull’aereo, se fa freddo, se si vedono le stelle, … ogni risposta mette in moto altre domande da parte loro, … pensando che il mio casigliano non è ottimo, a volte tra una risposta e l’altra si ride… soprattutto quando mi chiedono maggiori dettagli e partono spediti parlandomi in chequa.
Ho almeno 40 bimbi intorno, mi spiace, oggi non hanno fatto i compiti, tutti concentrati a farmi domande, anche Vodka sembra incuriosito, è entrato nel corredor e continua ad annusarmi le gambe. Sono già le 6 di sera, è sceso il buio ed insieme il freddo, è tempo di tornare a casa, saluto, … tanti i nomi, … riuscirò ad imparali?
Sono contenta di questo pomeriggio trascorso insieme, le bimbe purtroppo sono rimaste isolate ai margini del corredor, domani proverò ad avvicinarmi a loro, … Padre Luciano mi ha detto che se riuscirò a conquistare la loro fiducia sarà un grande passo. Ci proverò in punta di piedi, con la stessa timidezza e dolcezza che leggo nei loro occhi!
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Questo pomeriggio abbiamo deciso di portare le bimbe dell’internado all’agua caliente: è una fonte naturale di acqua calda dove i campesinos vanno a lavarsi; qui a circa 40 minuti a piedi da Arque è stata costruita una vasca di contenimento, … con Hermana Giovanna abbiamo pensato di seguire le bimbe anche dal punto di vista igienico, alcune presentano infatti malattie della pelle, soprattutto sulle gambe, dovute ad una scarsa igiene, … è vero che nelle Comunità in quota molte volte non c’è acqua, non si usa (non esiste) il bagno, … però pensando che le bimbe dovranno fermarsi all’internado per alcuni anni al fine di completare la scuola e nel collegio c’è la possibilità di fare la doccia, è bene insegnare come lavarsi e così… via, tutti insieme alle terme, … lezione di gruppo! È una sfida, già le bimbe sono timide, … figuriamoci se nella loro “intimità” riusciamo ad avvicinarle.
Sotto il sole ci incamminiamo lungo il rio; con Susanna y Andreas siamo già amiche, mi danno la mano e fanno a gara a rubarmi il sombrero; lascio fare, è anche questo un modo per avvicinarle, … arriviamo finalmente!
La vasca è un quadrato di circa due metri, scavato nella roccia e l’acqua arriva da sopra; salgo a vedere, è impressionante, c’è un alone di vapore in prossimità della roccia e l’acqua esce a getti, bolle e ribolle sul terreno, poi scende e raggiunge la vasca, … penso alla forza della natura, al calore, al vapore che bolle sotto la montagna; … in superficie si sente il rumore simile al ronzio di uno sciame d’api: è l’acqua che bolle sottoterra; … l’origine di questi luoghi, come in altri paesi dell’America latina, è vulcanica, spero que la tierra non “salti” proprio ora, altro che doccia calda, qui friggiamo tutti!
La vasca è pronta, le bimbe più grandi entrano senza problemi, le più piccoline rimangono ai lati, si lavano usando le pietre; ora capisco perché durante il cammino raccoglievano pietre e le ponevano nel loro aguajo, … ora tutto si spiega, scelgono quella più grande e liscia ed iniziano a levigare la pelle, lasciamo fare, è il loro modo di lavarsi; diamo loro del sapone liquido e mostriamo come usarlo; dopo il primo attimo di incertezza, sarà il profumo gradevole e le mille bolle blu, tutte lo vogliono, … laviamo loro anche i capelli e l’impresa è ancora più difficile perché tutte hanno capelli lunghi con trecce tenute da cordini colorati, palline, legacci, … si lasciano lavare, noi siamo ai bordi ma è come se fossimo in acqua; invitabile non bagnarci; è come essere in piscina con tanti bimbi scatenati!
Non vogliono più uscire, mancano ancora da lavare le più piccole: Andreas, Susanna, Primitiva, … abbiamo deciso di non insistere, non sappiamo se il loro rifiuto è per la paura dell’acqua, perché hanno vergogna, … è quasi ora di tornare; le grandi sono già fuori dalla vasca e stanno sistemando le loro trecce, … finalmente le bimbe piccole tolgono le loro gonne colorate, … caspita è quasi ora di tornare, … ma non possiamo abbandonare ora; decidiamo di fermarci ancora un po’, le laviamo, ridono, si lasciano toccare, importante è stato per loro vedere l’esempio con le più grandi; … è proprio ora di andare, le asciughiamo con le loro aguajo, sta già scendendo il freddo, non posso non godermi un minuto di acqua calda, salgo sopra alla fonte, è bollente, una delizia, lascio un attimo i piedi al caldo, … è ora di raggiungere le mie bimbe, si è alzato il vento, è bene tornare a casa!
Arriviamo con il buio all’internado, ci salutiamo e le chicas ci chiedono quando torniamo ancora all’agua caliente; la richiesta mi sorprende, non so se in fondo è piaciuto loro, se è un modo per evitare i lavori pomeridiani nel collegio, se hanno apprezzato il bagno di gruppo, … mi piace pensare che in fondo in fondo ci sia un pizzico di gioia; non importa se non sono state lavate alla perfezione, l’importante è che è stato bello stare insieme!
A breve inizierà il periodo delle piogge e la strada lungo il rio sarà impraticabile; dovremo percorrere il cammino più alto per raggiungere la città, forse vi farò avere notizie più avanti.
Vi penso tutti bene, vi abbraccio, buon tutto!
Ciao!
Giovanna