Diari boliviani
l'esperienza di Giovanna

per un mese "gomito a gomito" con multiculturalità africane e latinoamericane...
una nostra comune amica ci racconta la sua vita da volontaria in Bolivia.

lunedì, dicembre 11, 2006

dalla Bolivia: auguri di Buon Natale!


-Arque– Santo Natale 2006

Carissimi amici e colleghi, come state? Vi raggiungo con queste poche righe per augurarvi un Santo Natale e felice nuovo anno!

Ebbene è Natale, … è Natale anche qui e penso alle luci, ai colori, al ritmo di vita lì in Italia, … la corsa ai regali, negozi affollati, il traffico in tilt, la fretta e l’ansia che a volte distraggono, e ci troviamo così a Natale dicendo: “È già passato Natale”.

Penso alla tranquillità ed alla calma che si vive qui… mi piacerebbe in questo Santo Natale donarvi la gioia che leggo negli occhi dei bimbi, un pizzico della loro ingenuità, … la capacità di stupirsi, …
il blu del cielo,
la luce delle stelle,
la pazienza ed il coraggio della gente,
la speranza ed il silenzio che si “respira” in quota, …
tutto ciò che vorrei donarvi in questo Santo Natale.

È un semplice regalo avvolto dal calore di un abbraccio, portato sulla scia della luce di una stella!

Vi abbraccio tutti e vi penso, ciascuno impegnato nel lavoro con professionalità, attenzione, …
BUON NATALE!!!

È Natale anche qui! Forse è difficile immaginare come vivono le comunità in quota, in condizioni precarie, dove tutto manca, … sono i bimbi i più indifesi, basta un semplice raffreddore, febbre, tosse, dissenteria, … il freddo e la mancanza di acqua, e tutto diventa difficile…
Ecco una preghiera è il regalo che vorremmo ricevere!

GRAZIE!

Giovanna y Comunidad de Arque
Laura
Padre Luciano
Hermana Angela
Hermana Giovanna

CIAO!!!

diario dalla Bolivia: saluti di novembre

Missione de Arque - Bolivia, Novembre 2006

Hola, come state ?

Io sto bene; pomeriggio ho un po’ di tempo libero perché i ragazzi hanno terminato la scuola in quanto i maestri domani devono scendere in città per ritirare lo stipendio, … Quindi fino a lunedì niente scuola ed anche l’internado è chiuso, … Dunque eccomi qui con carta e penna, pronta a darvi qualche notizia: come sto, com’è la vita qui, cosa combino di bello, …

La mia famiglia qui nella missione di Arque è formata da cinque persone: Laura, Padre Luciano, Hermana Giovanna, Hermana Angela, io e… 109 niňos!
In famiglia siamo tutti giovani di età compresa fra i 33 anni ed i 40, per cui anche il “clima” è bello: si ride, si scherza, … E si lavora bene e tanto insieme! Laura è una ragazza italiana che da sempre (ormai 8 anni) affianca Padre Luciano, poi c’è lui, il “boss”, si fa per dire, perché è sempre molto calmo e disponibile; poi le due suorette Giovanna ed Angela, giovanissime (in missione qui in Bolivia da 6 mesi), e poi eccomi qui, arrivo io come new entry.

La Comunità di Arque, anche se piccola (200 abitanti), mi ha subito accolto con affetto; la gente è molto gentile, i bimbi più curiosi si fermano a parlare, conoscono già il mio nome; … peccato che vedendomi lavorare con le suore ed abitare in Missione, quando mi chiamano e mi salutano mi dicono sempre Buenos dias Hermanita Giovanna … Ho spiegato che non sono una suora, ma ormai per loro è così!

La nostra casa è nel centro (?) di Arque ed anche noi abbiamo abbracciato uno stile di vita sobrio ed essenziale; la Comunità è molto povera (Arque è il Comune più povero della povera Bolivia); il problema grande è la mancanza di acqua, c’è solo qualche ora al mattino e se per noi qui a casa la situazione non è comoda, figuriamoci per la gente che vive nelle Comunità più lontane ed isolate.

Con Padre Luciano ho avuto modo di visitarne alcune lassù in quota, Comunità che distano ore di strada sterrata da Arque, ma nonostante la distanza dal Comune, anche qui è attiva una scuola e durante la nostra visita portiamo anche aiuti alimentari (sacchi di zucchero e cereali) che servono per integrare l’alimentazione dei bimbi. Più saliamo in quota, più i bimbi hanno le guance arse dal sole, il viso tagliato dal vento, gli occhi rossi, e un continuo tossire (la notte il termometro scende anche sotto lo zero e l’escursione giorno/notte è notevole) …

Al nostro passare con la jeep corrono al margine della strada, alcuni li vediamo all’ultimo momento, fermiamo l’auto e chiediamo perché non sono a scuola, … eh già, la scuola… qui le priorità sono altre: lavorare la terra, raccogliere legna, accudire i fratellini, … sì, bambini così piccoli e cresciuti troppo in fretta che devono curare il fratellino, tenuto sulla schiena avvolto nell’aguajo, e contemporaneamente seguire la capretta o qualche pecora lungo cammini stretti che appena si intravedono lungo i pendii scoscesi.

Tante le domande; penso quale potrà essere il loro futuro, non mi sforzo di trovare le risposte, … è il tempo di guardare, incontrare, imparare, osservare, … …

Quando non sono impegnata nelle visite alle Comunità, la mia giornata è abbastanza piena. Sveglia sempre all’alba perché alle 07.00 abbiamo un momento di incontro/preghiera in Comunità, e poi via, iniziano tutti i vari lavori, alcuni ripetitivi ma essenziali per la gestione della casa: riempire i bidoni con l’acqua (c’è solo qualche ora al mattino) che serve per cucinare, lavare, per i bimbi dell’internado (la doccia ? È un miraggio, qui ci si lava a pezzi!), poi bisogna scendere nell’orto a raccogliere la verdura, e per ultimo ma non meno importante, anzi!, è l’incontro con la gente. Tante le persone che si rivolgono alla missione per ottenere i certificati; essendo prevalentemente campesinos, in parrocchia non abbiamo stabilito degli orari di ricevimento, per cui c’è sempre gente; sono in cammino e non ci sembra corretto fissare degli orari e schemi rigidi; … chiedono in maggioranza il certificato di battesimo, grazie al quale poi in città possono richiedere il documento di identità, e quindi essere “persona registrata” e far valere i propri diritti.

Tra un lavoretto e l’altro e l’incontro con la gente, eccoci già nel pomeriggio; è il tempo di raggiungere i ragazzi dell’internado. L’internado è una struttura gestita dalla Missione e permette di garantire vitto ed alloggio a 109 ragazzi che si fermano dalla domenica sera al venerdì pomeriggio, ed escono ogni mattina per frequentare la scuola pubblica di Arque. Sono ragazzi campesinos che vivono nelle Comunità, a 4/5 ore di cammino; la presenza dell’internado permette loro di frequentare la scuola senza dover rientrare a casa la sera.

L’internado è una grande famiglia; tutti i ragazzi, per fasce di età, partecipano alla gestione della casa.
I costi dell’intera gestione sono a carico della Missione, anche se mensilmente riceviamo aiuti economici dalla Prefettura di Cochabamba; ad ogni famiglia che chiede l’iscrizione di un bimbo all’internado chiediamo mensilmente circa 8 kg di patate ed una fascina di legna in quanto i forni della cucina sono alimentati a legna.

I ragazzi provengono da Comunità molto povere e all’internado possono beneficiare di due pasti + merenda + colazione e del supporto di due infermiere (le suorette).

… dal diario. Pomeriggio inizia la mia presenza all’internado. Questa mattina ho visitato la struttura (i bimbi sono a scuola); tutto è così silenzioso, apparentemente “fermo”; tanti sono i segni della presenza dei bimbi: palloni, giochi, vestiti stesi al sole, tutto è così immobile, anche Vodka (il cane mascotte) dorme, sa che a breve arriverà “l’armata”… , la carica dei 109, … meglio approfittare e godere le ultime ore di riposo.

È primo pomeriggio, ora devo salire all’internado; sarà la quota, il sole, i 150 metri di salita che separano la Missione dal collegio, … sento che il cuore batte forte. Percorro la salita lungo il muro di cinta in cerca di ombra e già da fuori sento il vociare dei bambini. Supero il portone, entro, ormai è fatta, ho la sensazione di trovarmi dentro ad un flipper; bambini che corrono con tazze fra le mani, chi trascina un secchio pieno di gajos, chi corre verso la cucina con fascine di legna, chi si “allunga” nei bidoni dell’acqua per “scroccare” l’ultimo bicchiere di refresco, chi si rincorre, chi fa a botte, … e Vodka è immobile (l’unica presenza ferma!) all’ombra, … forse lui è acostumbrado! Qualche bambino già mi conosce, con i maschietti è più facile fermarsi a parlare, le bambine sono più timide, più chiuse, mi evitano.

Su 109 ragazzi abbiamo solo 21 bambine; ciò fa molto pensare come ancora le ragazze, soprattutto nelle Comunità di campesinos, non abbiano gli stessi privilegi dei maschietti (frequentare l’internado, andare a scuola, …).

I maschietti mi fanno tantissime domande, troppo forti! A volte mi viene da ridere, ma mi sforzo e rimango seria; … mi chiedono perché ho gli occhi verdi e non cafè, se dall’Italia sono arrivata con la flota (è il loro pullman che fa servizio nelle varie Comunità e collega Arque alla città), o se sono arrivata con el barco, se in Italia ci sono i campesinos e se parlano il chequa, se posso cantare l’inno nazionale, se so ballare, chi è il libertador dell’Italia, perché ho le mani così grandi e i capelli così corti, quanto tempo mi fermerò da loro, che ore sono in Italia, come si dice Miguel, Lucas, Francisco, Simon, Evo… in italiano, AIUTO! Primo passo, vado nel locale biblioteca dell’internado e prendo un atlante e mostro loro dov’è l’Italia; spiego che la distanza è notevole e che per arrivare in Bolivia ho dovuto prendere l’avion, e olè… altre domande: se si sta in piedi, se ci si può sdraiare, se c’è l’acqua, se si può mangiare sull’aereo, se fa freddo, se si vedono le stelle, … ogni risposta mette in moto altre domande da parte loro, … pensando che il mio casigliano non è ottimo, a volte tra una risposta e l’altra si ride… soprattutto quando mi chiedono maggiori dettagli e partono spediti parlandomi in chequa.

Ho almeno 40 bimbi intorno, mi spiace, oggi non hanno fatto i compiti, tutti concentrati a farmi domande, anche Vodka sembra incuriosito, è entrato nel corredor e continua ad annusarmi le gambe. Sono già le 6 di sera, è sceso il buio ed insieme il freddo, è tempo di tornare a casa, saluto, … tanti i nomi, … riuscirò ad imparali?

Sono contenta di questo pomeriggio trascorso insieme, le bimbe purtroppo sono rimaste isolate ai margini del corredor, domani proverò ad avvicinarmi a loro, … Padre Luciano mi ha detto che se riuscirò a conquistare la loro fiducia sarà un grande passo. Ci proverò in punta di piedi, con la stessa timidezza e dolcezza che leggo nei loro occhi!

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Questo pomeriggio abbiamo deciso di portare le bimbe dell’internado all’agua caliente: è una fonte naturale di acqua calda dove i campesinos vanno a lavarsi; qui a circa 40 minuti a piedi da Arque è stata costruita una vasca di contenimento, … con Hermana Giovanna abbiamo pensato di seguire le bimbe anche dal punto di vista igienico, alcune presentano infatti malattie della pelle, soprattutto sulle gambe, dovute ad una scarsa igiene, … è vero che nelle Comunità in quota molte volte non c’è acqua, non si usa (non esiste) il bagno, … però pensando che le bimbe dovranno fermarsi all’internado per alcuni anni al fine di completare la scuola e nel collegio c’è la possibilità di fare la doccia, è bene insegnare come lavarsi e così… via, tutti insieme alle terme, … lezione di gruppo! È una sfida, già le bimbe sono timide, … figuriamoci se nella loro “intimità” riusciamo ad avvicinarle.

Sotto il sole ci incamminiamo lungo il rio; con Susanna y Andreas siamo già amiche, mi danno la mano e fanno a gara a rubarmi il sombrero; lascio fare, è anche questo un modo per avvicinarle, … arriviamo finalmente!

La vasca è un quadrato di circa due metri, scavato nella roccia e l’acqua arriva da sopra; salgo a vedere, è impressionante, c’è un alone di vapore in prossimità della roccia e l’acqua esce a getti, bolle e ribolle sul terreno, poi scende e raggiunge la vasca, … penso alla forza della natura, al calore, al vapore che bolle sotto la montagna; … in superficie si sente il rumore simile al ronzio di uno sciame d’api: è l’acqua che bolle sottoterra; … l’origine di questi luoghi, come in altri paesi dell’America latina, è vulcanica, spero que la tierra non “salti” proprio ora, altro che doccia calda, qui friggiamo tutti!
La vasca è pronta, le bimbe più grandi entrano senza problemi, le più piccoline rimangono ai lati, si lavano usando le pietre; ora capisco perché durante il cammino raccoglievano pietre e le ponevano nel loro aguajo, … ora tutto si spiega, scelgono quella più grande e liscia ed iniziano a levigare la pelle, lasciamo fare, è il loro modo di lavarsi; diamo loro del sapone liquido e mostriamo come usarlo; dopo il primo attimo di incertezza, sarà il profumo gradevole e le mille bolle blu, tutte lo vogliono, … laviamo loro anche i capelli e l’impresa è ancora più difficile perché tutte hanno capelli lunghi con trecce tenute da cordini colorati, palline, legacci, … si lasciano lavare, noi siamo ai bordi ma è come se fossimo in acqua; invitabile non bagnarci; è come essere in piscina con tanti bimbi scatenati!

Non vogliono più uscire, mancano ancora da lavare le più piccole: Andreas, Susanna, Primitiva, … abbiamo deciso di non insistere, non sappiamo se il loro rifiuto è per la paura dell’acqua, perché hanno vergogna, … è quasi ora di tornare; le grandi sono già fuori dalla vasca e stanno sistemando le loro trecce, … finalmente le bimbe piccole tolgono le loro gonne colorate, … caspita è quasi ora di tornare, … ma non possiamo abbandonare ora; decidiamo di fermarci ancora un po’, le laviamo, ridono, si lasciano toccare, importante è stato per loro vedere l’esempio con le più grandi; … è proprio ora di andare, le asciughiamo con le loro aguajo, sta già scendendo il freddo, non posso non godermi un minuto di acqua calda, salgo sopra alla fonte, è bollente, una delizia, lascio un attimo i piedi al caldo, … è ora di raggiungere le mie bimbe, si è alzato il vento, è bene tornare a casa!
Arriviamo con il buio all’internado, ci salutiamo e le chicas ci chiedono quando torniamo ancora all’agua caliente; la richiesta mi sorprende, non so se in fondo è piaciuto loro, se è un modo per evitare i lavori pomeridiani nel collegio, se hanno apprezzato il bagno di gruppo, … mi piace pensare che in fondo in fondo ci sia un pizzico di gioia; non importa se non sono state lavate alla perfezione, l’importante è che è stato bello stare insieme!

A breve inizierà il periodo delle piogge e la strada lungo il rio sarà impraticabile; dovremo percorrere il cammino più alto per raggiungere la città, forse vi farò avere notizie più avanti.
Vi penso tutti bene, vi abbraccio, buon tutto!

Ciao!
Giovanna

Frammenti di luce --- diario dalla Bolivia

Missione de Arque - Bolivia

Los cielos cuentan la gloria del Seňor
proclama el firmamento la obra de sus manos
un día al siguiente le pasa el mensaje
y una noche a la otra se lo hace saber.


Arque, 05/11/2006

¡ HOLA!

Questa sera c’é la luna piena, é grandissima ed illumina parte della mia stanza, … fuori mi sono fermata a guardarla, mi da gioia pensare che ci siano ancora in qualche parte per il mondo pezzi di cielo in cui la luna e le stelle ci parlano senza essere disturbate da luci artificiali; io sono qui e questa sera lo spettacolo é bello… Tornando da una visita in città già nel tardo pomeriggio, percorrendo la strada sterrata lungo il fiume, la luna ci ha accompagnato fino a casa, ma ora a notte piena rivela tutto il suo splendore.

… Mi accorgo come il vivere in un contesto precario dove anche il tempo non é il nostro di minuti e secondi, ma il tempo della natura, con i ritmi della luce e del buio, dove é bene vivere il presente senza la fretta e l’ansia di programmare il domani, ecco in questa dimensione mi accorgo quanta gioia e carica può dare il sentirsi parte di questa immensa natura, paesaggi e spazi infiniti in cui sembra facile “perdersi” più che ritrovarsi; invece fino ad ora ci sto dentro bene, in questa dimensione dell’andare, dell’incontro… per me é un grande dono essere qui e cerco di cogliere tutta la ricchezza che ci sta dentro… anche i sensi si sono come risvegliati perché iniziano a vedere, a toccare, assaporare le gioie più semplici: la luce intensa, l’abbraccio dei bimbi, i colori, i profumi, la fiducia e la semplicità delle persone, il sentirmi chiamare per nome, la pazienza ed il sorriso dei bimbi che mi aspettano alla sera per ricevere la buona notte, … ed il loro sincero e timido buenos dias Hermanita Giovanna al mattino, quando ancora assonnata li incrocio fuori dalla chiesa, così felici di poter andare a scuola…

Ecco questi ed altri piccoli gesti danno spessore alla mia esperienza, ogni giorno mi sento un po’ più in debito e sale al cielo il mio grido di gioia: GRAZIE!

CIAO!
Joe


Giovanna Menni
Missione de Arque
Parroquia de Capinota
Casilla 2592
Cochabamba
Bolivia

DIARIO in tempo reale dalla BOLIVIA!

Una nostra amica in un campo a lungo termine in BOLIVIA. Ecco il suo diario... in tempo reale.

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- Saluti dalla Bolivia -

Arque - Bolivia, 16 ottobre 2006

Hola !!

… è una sensazione strana. Ricordo in Italia quando ricevevo lettere da amici e missionari impegnati in terra di missione era sempre una grande gioia. Le lettere rimanevano sul tavolo non perché passavano in secondo piano, ma perché avevano bisogno di un loro tempo, un momento mio per gustare ed assaporare ogni parola, per leggere e rileggere scoprendo ogni volta un particolare che forse nella primissima lettura mi era sfuggito… ora eccomi qui, sapere di dover essere io a scrivere dal Sud del mondo mi emoziona un po’. Tante le impressioni, i pensieri: è strano, a me che piace scrivere è come se le idee rimanessero chiuse nella mente e le parole facessero fatica a prendere la strada del foglio.

Così ho pensato di regalarvi alcune pagine del mio diario. C’è dentro tutta la Joe, con le paure e le gioie di aprirsi ad una nuova “realtà”.

Mercoles, 20/09/06
Miii!!! Tutto sembra iniziare con il piede sbagliato. A Linate non riescono a leggere il biglietto elettronico, il volo per Parigi è in ritardo di un’ora… e se perdo la coincidenza per S. Paolo di lì a poche ore ? Una strana tranquillità mi accompagna, direi preoccupante, poi finalmente tutta va OK. Il ritardo del volo, 19.20 invece di 18.20 mi ha regalato l’ultimo tramonto italiano, una palla di fuoco, troppo bella! L’ho fissata come se volessi assorbirne il calore, la luce, l’energia e, chissà, portarla con me in questo nuovo cammino… e poi stupende le luci della sera sulle Alpi. Ho chiuso gli occhi, un po’ di malinconia, il pensiero è volato alle Comunità che mi aspettano, altre montagne, altri confini, lo stesso sole… ed è tornato il sorriso.
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Mi hanno detto in questo mio “andare” di armarmi di tanta pazienza e a S. Cruz vengo subito messa alla prova. Il volo per Cochabamba è demorado e quindi slitta con un ritardo di due ore. Mi dispiace perché P. Luciano e Laura mi aspettano per le 21.30 e invece eccomi alle 23.00 circa. Ritiro la valigia, sbrigo le pratiche all’immigracion e sono subito da loro. Abbracci, saluti, la tensione del volo è svanita. Ce l’ho fatta e non mi sono persa negli scali dei vari paesi. Sono sfiancata, il mio stomaco nelle ultime tratte non ha retto e ha “sboccato”. Mi “specchio” nel vetro del box dell’immigracion, ho un volto un po’ provato, ma sono contenta di essere qui, … Ci siamo tutti e partiamo per Arque, da pazzi !! Arriviamo alle due della notte.
Così viaggiando di notte sulla strada asfaltata in uscita da Cochabamba solo qualche cane che sfida in corsa il nostro Toyota, gruppetti di persone fuori dai locali, musica a tutto volume…
Man mano che ci allontaniamo dalla città incrociamo sulla strada solo camion, sono lunghissimi, tipo camion americani anni ’60. Arrancano sulla strada carichi di sassi, legname, fanno transito verso Oruro o La Paz, fanno fatica a salire; la media è 30 km/h, sbuffano fumo bianco e grigio che si scioglie nella notte, dal tubo esce ad intermittenza, come se prendessero fiato e poi… fuori tutta… ! Vanno troppo lenti, gli stiamo sotto, danno il segnale con la freccia destra, segno che la strada è libera (qui si usa fare così ) e via li superiamo!
Stiamo percorrendo la strada sterrata, fermiamo l’auto, spegniamo luci e motore, siamo a 4.000 metri, il punto più alto, il cielo è bellissimo, tante stelle; si vedono anche i satelliti che si muovono; nel cielo in alcuni punti ci sono dei “grovigli” di stelle, un concentrato di perle che illuminano la notte, non c’è luna, lo spettacolo è mozzafiato. Apriamo il finestrino e si sente il rumore del vento e l’odore della polvere, le stelle arrivano fino alla strada, una cadente taglia il cielo: non mi sento di esprimere un desiderio, solo nasce dal cuore la gioia di dire GRAZIE !

Viernes
Decidiamo di camminare. Con Germana, Giovanna e Alessia andiamo a trovare Juan, un ragazzo che abita in una casetta di argilla e fango lungo il Rio Arque. Juan è paralizzato in tutta la parte bassa del tronco e non ha più le braccia a causa di un grave incidente… È stato travolto da un treno… Ebbene sì, ad Arque tempo fa passava il treno che collegava le Comunità alla città di Cochabamba . Poi il fiume in piena e continue inondazioni nel periodo delle piogge hanno danneggiato la linea ferroviaria. Ora qua e là ci sono binari divelti, rotaie che si impennano verso il cielo, carrozze e vagoni fermi arrugginiti, scheletri di metallo che nel paesaggio arido e ricoperto di sassi hanno un profondo senso di abbandono.
Finalmente arriviamo da Juan, una casa semplice di una povertà disarmante, un letto, due sedie ed una televisione appoggiata su di un bidone della gasolina. L’ambiente è sporco e c’è puzza.
Juan ci accoglie con un dolce sorriso, indossa una maglietta a maniche corte, larga e sporca, le maniche coprono i moncherini ma non riescono a nasconderne il movimento; la sua gioia è grande, gli occhi, i lineamenti, le espressioni del volto sono sereni, tutto il corpo (il tronco) si muove come se volesse abbracciarci. Ci sediamo accanto, con il capo si appoggia alla sbarra di metallo del letto e con un colpo di addominali si gira sul fianco per meglio guardarci.
Penso subito allo stato di abbandono in cui vive. Già in Italia per un disabile come lui la situazione è difficile, figuriamoci qui! Dipende per tutto da tutti; mi dicono che era stato assistito per alcuni mesi in una casa per disabili in città, ma su sua richiesta ha voluto tornare al campo perché i rumori di città a lui sono sconosciuti, qui invece riconosce il rumore del fiume che via via si alza, il passo dei bimbi che vengono a trovarlo, il suono delle voci…
Parliamo tanto, è aggiornatissimo, la televisione lo informa su tutto ciò che accade, peccato che non sia lui a decidere i canali… Infatti a distanza c’è un omino che manovra le frequenze e quindi capita di saltare dalle notizie del telediario ai pianti delle telenovelas, dai messaggi pubblicitari alle immagini di documentari naturalistici. Parliamo del Libano, del Medio Oriente, del Papa, della musica, del clima che sta cambiando…
Più volte, senza fretta però, chiediamo se ha bisogno qualcosa, vorremmo aiutarlo senza fargli pesare la sua situazione, andrebbe lavato, pulito, ma oggi preferiamo ascoltarlo, fargli capire che ci sta a cuore, che il nostro sguardo è attento e premuroso, che ci siamo accorti di lui, che può aver fiducia.
A volte è facile il rischio di una generosità immediata, in effetti vorremmo far tanto, ma (forse penserete… assurdo!) oggi facciamo un passo indietro, sappiamo che il vero servizio non raggiunge soltanto i bisogni, ma deve saper accogliere la persona. Juan ha un volto, un nome, non è semplicemente un problema da risolvere. Non basta rendersi conto che lui è povero, né aiutarlo, né vederlo. È importante che Juan sia davanti a me persona, non basta aiutarlo, è bene prima cercare di costruire relazioni con lui.
Ora si è fatto tardi, gli do una carezza, muove le spalle come se ci volesse abbracciare, usciamo… la televisione trasmette musica rap.

Visita alla Comunità di Chuimani
Sveglia all’alba, siamo diretti alla Comunità di Chuimani. La nostra Missione comprende 77 Comunità in un contesto Andino tra i 2.800 e 4.000 metri. La strada di sassi nel letto del fiume a tratti si perde e bisogna improvvisare. La schiena è messa a dura prova.
Non si vede nulla, eppure stiamo andando, non è una strada senza uscita, c’è infatti una Comunità che ci aspetta. Incrociamo campesinos, a volte appaiono così, mi sembra escano dal nulla perché non c’è niente, è mattina presto e per esser già lì, chissà a che ora si sono messi in cammino. Carichiamo due persone, siamo sardine sul Toyota ma va bene anche così perché più si è compressi più si attutiscono i colpi.
Fermiamo l’auto, dobbiamo proseguire a piedi, non si vede nulla e non capisco dove stiamo andando, tanti perché, preferisco non fare domande. Mi chiedo dove cavolo stiamo andando, non c’è niente, la quota ritma il respiro ed il sole andino è uno “schianto”. Camminiamo, finalmente arriviamo ad un belvedere, una piccola spianata con qualche casa e la Chiesa. Ci accoglie un campesinos ed una signora. Hanno già montato l’altarino esterno alla Chiesa, tipo una nostra porta da calcio i cui pali sono ricoperti con l’aguajo; appeso c’è anche qualche fiore finto.
Una signora anziana ci raggiunge e mostra il braccio fasciato. Dice di essere caduta, in effetti è molto gonfio e lucido; le due suorette che sono con noi (infermiere) la visitano, rifanno la fasciatura, probabilmente il polso è rotto, necessita una radiografia, sì… ma qui non c’è nulla!
Penso alla precarietà in cui vivono. Chuimani è una delle Comunità più piccole e povere di Arque. Non c’è acqua corrente, manca la scuola, tutto è così “sospeso” e legato alla giornata. Oggi stai bene… e domani? Oggi la mamma abbraccia il bimbo teneramente e domani basta una forte dissenteria con febbre per piangerlo!
Suona la campana della chiesetta, aspettiamo circa un’ora, ci raggiungono dai cammini più alti anche donne e bambini con al seguito le loro caprette; arrivano anche gli uomini; la Comunità si è riunita; celebriamo l’Eucarestia; tanti bambini in una chiesetta di argilla con il tetto in lamiera; il caldo è asfissiante… Non manca la gioia, la Comunità è in festa… Ed io che non avevo fiducia! Mi trovo parte di una Comunità che prega e canta in chequa, non è vero che non c’è nulla, è palpabile, è presente, hanno il Dio della vita, il Dio della speranza, qui a due passi dal cielo, el Dios humano e sencillo, el Dios que suda en las calles, el Dios de rostro curtido…
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Per ora mi fermo qui. Vi penso tutti bene… grazie a nome della Comunità per le offerte, saranno destinate per la gestione dell’internado a favore dei 120 bimbi.

Buon tutto!!! Vi abbraccio… se riesco ci sentiamo prima di Natale … …

Ciao!

Joe

Mi è difficile accedere a internet, per cui riporto il mio indirizzo; la posta arriva in media dopo 15 giorni spedendo dall’Italia… di solito arriva alla Casilla senza problemi.

Giovanna Menni
(Missione de Arque)
Parroquia de Capinota
Casilla 2592
Cochabamba
Bolivia