Bolivia: àgua, fonte da vida y... guerra
Ma delle tinte forti con cui si sta dipingendo la Bolivia se ne parla poco, o niente.

Stato latinoamericano grande erede della cultura e della popolazione incas, la Bolivia sta attraversando da qualche anno una preoccupantissima crisi.
Africa Oggi ha fatto in passato alcuni campi di lavoro ad El Alto, un piccolo paese a pochi km dalla capitale La Paz.
Padre Modesto Chino, missionario lì da diversi anni, lancia un allarme preoccupante: la gente è in condizioni di povertà inquietanti, e ad El Alto in questo momento si fatica a bere un bicchiere di acqua. I prezzi degli alimenti poi, sono saliti alle stelle e le famiglie non riescono a mantenersi. In questa regione si calcola che un abitante viva con meno di due dollari al giorno e i salari si aggirino intorno ai 60 dollari – e la vita complicarsi sempre più.
Ma dove è cominciato tutto ciò?
In primis, c’è stata la guerra dell’acqua: l' "agua", un bene fondamentale che è stato quasi totalmente “privatizzato”. Nel 1999 l’allora presidente H. Banzer Suarez decise di privatizzare le risorse idriche del territorio di Cochabamba, terza città del Paese, in favore di una multinazionale estera con sede proprio in quella zona.
Gli abitanti si ritrovarono di colpo un aumento del 300%. Queste privatizzazioni, poi estesesi, delle risorse idriche scatenarono le ire degli indios, che si organizzarono per bloccare i contratti con le multinazionali che detenevano il controllo dell'acqua fino a far rescindere il contratto al governo.
Oggi, però il problema persiste. Ci sono nuovi presidenti, ci sono nuove multinazionali , ma non cambiano i problemi, le rivolte, i disordini.
Sono ormai settimane che la protesta sociale dilaga per le strade, i campesinos (agricoltori) , e i cocaleros (coltivatori di coca) rivendicano ancora una volta il possesso delle riserve idriche. Bloccano strade di collegamento tra le maggiori città, hanno scontri violenti con la polizia.
E oltre alla battaglia per l’acqua, il popolo è duramente sceso in piazza anche contro la privatizzazione degli idrocarburi. Gli idrocarburi sono i costituenti fondamentali del petrolio e dei gas naturali, e rappresentano le materie prime dell’industria petrolchimica.Da poco infatti è entrata in vigore una contestatissima legge che, ancora una volta, concede lo sfruttamento delle risorse di gas boliviane a condizioni favorevoli per le multinazionali del petrolio.
In questi giorni almeno 700mila persone si sono radunate intorno al parlamento di La Paz, contro la privatizzazione. C’è chi pretende l'immediata nazionalizzazione degli idrocarburi , chi spinge affinché sia creata e resa operativa un’ Assemblea Costituente che dia parità di diritti alle diverse realtà multietniche del paese, e chi, come le potenti élites industriali di Santa Cruz, premono per un regime del tutto autonomo per la sua regione.
I manifestanti hanno chiuso le strade di accesso alla città e hanno bloccato l’aeroporto. La crisi è esplosa come non mai e ormai il paese sembra ingovernabile.
“La situazione è di un'inedita complessità: la disgregazione sociale sembra essere arrivata a un punto di non ritorno. Il paese, oggi, si presenta spaccato in gruppi estremamente eterogenei, tutti per le strade a rivendicare e pretendere l'immediata soddisfazione dei loro particolari interessi di classe”*.
* Fonte: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=6&ida=5&idt=&idart=2772
